NON ABBIAMO FIRMATO PER CHIUDERE. ABBIAMO FIRMATO PER APRIRE UNA STRADA
11 Aug 2026
Editoriale di Vincenzo Piscozzo - Segretario Generale USIF
C’è un momento, nella vita di un’organizzazione sindacale, in cui non basta avere una posizione.
Bisogna avere il coraggio di assumersi la responsabilità delle proprie scelte.
L’ultimo mese è stato probabilmente uno dei più intensi e delicati della storia recente di USIF.
Abbiamo attraversato una trattativa contrattuale difficile. Abbiamo detto pubblicamente che, senza risposte sulla previdenza dedicata, sulla specificità e sul rafforzamento delle tutele sindacali, non avremmo firmato.
Lo abbiamo detto quando sarebbe stato più semplice adeguarsi.
Lo abbiamo scritto quando qualcuno ci invitava a considerare inevitabile ciò che inevitabile non era.
E poi abbiamo scelto di firmare.
Non perché improvvisamente quel contratto fosse diventato perfetto.
Non perché avessimo dimenticato le nostre battaglie.
E soprattutto non perché qualcuno ci abbia detto cosa fare.
Abbiamo firmato perché, a un certo punto, abbiamo ritenuto che il “sì” fosse più utile del “no” ai colleghi che rappresentiamo.
Questa è la differenza tra un sindacato che cerca consenso e un sindacato che cerca risultati.
La nostra firma non è stata una resa.
È stata una scelta di responsabilità.
Abbiamo ottenuto l’apertura di un percorso sulla previdenza dedicata, che rappresenta oggi una delle questioni più importanti per il futuro non solo dei finanzieri, ma di tutto il Comparto Sicurezza e Difesa.
Abbiamo riportato al centro il tema della specificità, chiedendo che finalmente venga finanziata e non rimanga soltanto una parola utilizzata nei discorsi istituzionali.
Perché specificità significa riconoscere economicamente ciò che rende diverso, più gravoso e più responsabile il nostro lavoro.
Significa intervenire su quelle indennità accessorie che da troppo tempo non ricevono una valorizzazione adeguata.
Significa smettere di considerare normale che responsabilità, professionalità, sacrificio e rischio possano aumentare mentre il riconoscimento economico resta fermo.
E c’è un altro elemento che non dobbiamo dimenticare.
Il contratto porta risorse concrete nelle tasche dei colleghi, con gli aumenti e gli arretrati previsti.
Non risolveranno tutti i problemi.
Non abbiamo mai detto questo.
Ma un sindacato serio deve saper distinguere tra ciò che è immediatamente ottenibile e ciò che deve diventare la battaglia successiva.
Ed è proprio qui che comincia la parte più difficile.
Perché una promessa non è un risultato.
La previdenza dedicata dovrà diventare realtà.
La specificità dovrà essere finanziata.
Gli impegni assunti dovranno trasformarsi in norme, risorse e diritti.
E USIF sarà lì.
Non per applaudire. Per controllare.
Non per ringraziare qualcuno. Per ricordare a tutti gli impegni presi.
In queste settimane qualcuno ha provato a raccontare che USIF sarebbe diventata “schiava della politica”, che avrebbe firmato un contratto mortificante, che avrebbe abbandonato le proprie battaglie.
A chi sostiene questo, rispondo con una cosa molto semplice:
un sindacato non è schiavo della politica quando dialoga con la politica. È schiavo della politica quando rinuncia a dire ciò che pensa per paura delle conseguenze.
Noi non abbiamo paura del confronto.
Abbiamo incontrato il Governo, abbiamo discusso, abbiamo preteso risposte e abbiamo modificato la nostra posizione quando abbiamo ritenuto che esistessero nuove condizioni.
Questa è autonomia.
E autonomia significa anche poter dire NO quando serve.
Ma significa avere il coraggio di dire SÌ quando quel sì può aprire una possibilità concreta per i finanzieri che rappresentiamo.
Nell’ultimo mese, però, non c’è stato soltanto il contratto.
USIF ha continuato a stare dove stanno i problemi reali dei finanzieri.
Negli aeroporti dove gli organici non sono sufficienti.
Nei reparti dove aumentano i carichi di lavoro.
Dove mancano strumenti o formazione adeguata.
Dove un diritto, un alloggio, una procedura, un turno o una condizione di servizio diventano un problema concreto nella vita di una collega o di un collega.
Perché questa è la nostra idea di sindacato.
Non quello che parla soltanto quando ci sono le telecamere.
Ma quello che entra nei reparti, ascolta, raccoglie le segnalazioni e porta quei problemi ai tavoli dove devono essere risolti.
E allora oggi voglio dire una cosa ai finanzieri.
Non chiediamo di credere alle nostre parole.
Giudicateci sui fatti.
Giudicateci su quello che riusciremo a ottenere sulla previdenza dedicata.
Giudicateci sulle risorse per la specificità.
Giudicateci sulla capacità di difendere i diritti e la dignità professionale di chi indossa questa uniforme.
La firma del contratto non chiude una stagione.
Ne apre una nuova.
E sarà una stagione ancora più difficile, perché adesso alle parole dovranno seguire i fatti.
Noi saremo lì.
Con la stessa determinazione con cui abbiamo detto no.
Con la stessa responsabilità con cui abbiamo detto sì.
E con una certezza che non è mai cambiata:
USIF non appartiene alla politica.
USIF appartiene ai finanzieri.
E proprio per questo, da oggi più che mai, non faremo sconti a nessuno.
Vincenzo Piscozzo
Segretario Generale USIF











