LA GUARDIA DI FINANZA E' ALTRO
24 Jul 2026
La Guardia di Finanza è altro.
È tempo che anche la formazione ne prenda definitivamente atto.
Da tempo USIF sostiene una posizione chiara e coerente. Lo abbiamo scritto nei documenti indirizzati al Ministro dell’Economia e delle Finanze, dell’Interno e della Difesa, lo abbiamo ribadito nelle interlocuzioni con il Dipartimento della Funzione Pubblica, lo abbiamo rappresentato al Comando Generale e in ogni sede istituzionale nella quale abbiamo avuto l’opportunità di portare la voce dei Finanzieri.
La nostra convinzione è semplice: è giunto il momento che lo Stato riconosca pienamente ciò che la Guardia di Finanza è già nella realtà quotidiana.
Oggi la Guardia di Finanza esercita prevalentemente le funzioni di una moderna forza di polizia ad alta specializzazione. È il presidio della sicurezza economico-finanziaria del Paese; contrasta la criminalità organizzata sotto il profilo patrimoniale, il riciclaggio, le frodi fiscali e comunitarie, tutela la spesa pubblica, vigila sul corretto impiego delle risorse nazionali ed europee e, attraverso il comparto aeronavale, svolge una funzione essenziale di Polizia del Mare, assicurando la legalità e la sicurezza degli spazi marittimi.
Questa è la nostra identità.
Ed è proprio da questa identità che deve partire una riflessione sul futuro del Corpo. Per troppo tempo la Guardia di Finanza è stata interpretata prevalentemente attraverso il proprio ordinamento.
Oggi, invece, è la sua funzione a definirne l’identità. Una funzione che richiede competenze investigative, economiche, giuridiche, tecnologiche e internazionali sempre più avanzate.
Se chiediamo allo Stato di riconoscere la specificità della Guardia di Finanza, dobbiamo avere il coraggio di costruire un modello organizzativo e formativo coerente con quella stessa specificità.
Non avrebbe senso rivendicare all’esterno un’identità moderna e continuare, all’interno, a mantenere percorsi che rispondono a esigenze profondamente diverse da quelle che oggi caratterizzano la nostra missione. La prima grande sfida riguarda la formazione. Negli ultimi anni assistiamo a una progressiva diminuzione dell’attrattività della professione. I concorsi registrano un interesse inferiore rispetto al passato e, parallelamente, cresce il numero di giovani che, una volta concluso il percorso iniziale, guarda con interesse ad altre amministrazioni o ad altri percorsi professionali.
È un segnale che non può essere ignorato.
La formazione rappresenta il primo contatto tra il giovane e l’Istituzione. È lì che nasce il senso di appartenenza, ma è anche lì che si costruisce la percezione del proprio futuro professionale. Oggi i nostri istituti devono diventare sempre più centri di alta formazione e di eccellenza professionale.
La disciplina continuerà a rappresentare un elemento del nostro ordinamento. Ma la disciplina deve costituire il presupposto della formazione, non il suo principale contenuto.
La Guardia di Finanza non può limitarsi a formare personale disciplinato. Deve formare professionisti capaci di comprendere i fenomeni economici, investigare le nuove forme di criminalità finanziaria, utilizzare strumenti tecnologici avanzati e operare in contesti nazionali e internazionali sempre più complessi. Il Finanziere del futuro dovrà conoscere l’intelligenza artificiale applicata alle indagini, l’analisi dei big data, la blockchain, le criptovalute, l’OSINT, i nuovi mercati finanziari e gli strumenti di investigazione digitale con la stessa padronanza con cui oggi conosce il diritto tributario e le procedure di polizia economico-finanziaria.
Questa è la vera sfida.
Ed è per questo che occorre ripensare profondamente i percorsi didattici, riequilibrando il rapporto tra addestramento e formazione specialistica.
Ogni ora investita nella crescita professionale rappresenta un investimento diretto sulla capacità operativa della Guardia di Finanza.
La stessa riflessione deve riguardare la docenza.
Le future generazioni di Finanzieri meritano di essere formate dai migliori professionisti del Corpo. L’eccellenza didattica non coincide automaticamente con il grado ricoperto, ma con l’esperienza operativa, la competenza tecnica, la preparazione culturale e la capacità di trasmettere conoscenze.
La selezione del personale docente dovrebbe valorizzare prioritariamente il merito e le professionalità maturate sul campo, superando logiche che, troppo spesso, finiscono per attribuire un peso prevalente all’appartenenza a un determinato ruolo piuttosto che alle competenze effettivamente possedute. Chi ha diretto importanti indagini economico-finanziarie, chi ha maturato esperienza nella fiscalità internazionale, nella cooperazione europea, nell’intelligence economica, nella polizia del mare, nella cyber investigation o nella tutela della spesa pubblica possiede un patrimonio professionale che deve diventare patrimonio comune dell’intero Corpo.
La qualità della formazione dipende dalla qualità di chi forma. Parallelamente, la Guardia di Finanza deve avere il coraggio di proseguire il percorso evolutivo che la sua stessa missione istituzionale ha già intrapreso. Ogni giorno operiamo come forza di polizia economico-finanziaria, svolgiamo funzioni di polizia giudiziaria, presidiamo la sicurezza economica del Paese, contrastiamo le mafie sul piano patrimoniale, tuteliamo gli interessi finanziari dell’Unione europea, esercitiamo funzioni di Polizia del Mare e affrontiamo fenomeni criminali che richiedono competenze sempre più specialistiche.
Questa è la realtà operativa del Corpo.
Per questo motivo, anche il modello organizzativo e formativo deve evolversi con la stessa velocità. Schemi concepiti per esigenze proprie di un diverso contesto storico e funzionale rischiano oggi di limitare la piena valorizzazione delle professionalità richieste alla Guardia di Finanza moderna. Il rischio non è quello di perdere un modello del passato. Il rischio è di continuare a preparare i Finanzieri di domani con strumenti per le esigenze di ieri, E’ proprio questa la sfida che il Corpo non può permettersi di rinviare. Non è più il tempo di misurare l’eccellenza principalmente attraverso il rigore dell’addestramento formale. Non è tempo di spendere tempo, risorse in campi d’arma. Ogni ora destinata ad attività che non accrescono la capacità investigativa rappresenta un’occasione sottratta alla crescita professionale del personale. L’ eccellenza si misura nella capacità di formare investigatori economico-finanziari, analisti, esperti di intelligence, professionisti della fiscalità, specialisti delle nuove tecnologie e della cooperazione internazionale. Il futuro della Guardia di Finanza non si costruisce guardando al passato.
Si costruisce investendo nelle persone, nella formazione, nella tecnologia, nel merito e nella specializzazione. Immaginiamo una Guardia di Finanza capace di attrarre e conservare i migliori giovani, valorizzare le professionalità interne, trattenere i talenti e formare investigatori economico-finanziari che rappresentino un punto di riferimento in Europa per competenza, preparazione e capacità operativa. Questa è la sfida che il Corpo è chiamato ad affrontare. Una sfida culturale prima ancora che organizzativa. USIF continuerà a sostenerla con determinazione, perché crediamo che il futuro della Guardia di Finanza passi dalla capacità di evolversi con la stessa rapidità con cui evolve la società che è chiamata a tutelare. Non chiediamo una Guardia di Finanza diversa dalla sua storia. Chiediamo una Guardia di Finanza pienamente coerente con la propria missione. Una Guardia di Finanza che faccia della competenza il proprio tratto distintivo, della specializzazione la propria forza e del merito il criterio con cui costruire la classe dirigente di domani. Una Guardia di Finanza più specializzata non rappresenta soltanto un investimento sul personale. Significa garantire maggiore capacità investigativa, una tutela più efficace delle risorse pubbliche, un contrasto più incisivo alle organizzazioni criminali e una migliore protezione degli interessi economici del Paese.
Perché la Guardia di Finanza è altro! Noi ne siamo convinti …ma se la Guardia di Finanza è davvero “altro”, allora deve esserlo anche nel modo in cui guarda ai diritti dei propri appartenenti.
Oggi un allievo è già un appartenente al Corpo, assume doveri, disciplina, responsabilità e presta servizio nell’interesse dello Stato. Eppure, proprio nella fase più delicata della sua formazione, non gli viene fornita la possibilità di avvicinarsi alla cultura sindacale e di aderire liberamente a un’associazione professionale a carattere sindacale. È una scelta che appare sempre meno coerente con l’evoluzione dell’ordinamento e con il riconoscimento delle libertà sindacali nel Comparto. Conoscere i propri diritti non indebolisce la disciplina; al contrario, rende il personale più consapevole, più responsabile e maggiormente partecipe della vita dell’Istituzione. Non convince neppure la chiusura delle Scuole nei confronti delle O.S.. Il confronto, quando è corretto, trasparente e rispettoso delle regole, non rappresenta un rischio: è uno strumento di crescita democratica e professionale. Ogni finanziere deve poter conoscere i propri diritti, gli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento e le associazioni che li rappresentano. Negare la possibilità significa rinviare, senza alcuna ragione sostanziale, un percorso di consapevolezza che dovrebbe invece accompagnare il finanziere fin dall’inizio della sua carriera. È anche da queste scelte che si misura la reale attenzione del legislatore verso il personale. Se davvero vogliamo una Guardia di Finanza moderna, specializzata e consapevole della propria specificità, occorre superare norme e prassi che limitano inutilmente la libertà di informazione, di scelta e di partecipazione.
Continueremo a chiedere con determinazione che questo cambi, perché la tutela dei diritti non può iniziare dopo il corso: deve accompagnare ogni finanziere sin dal primo giorno in cui indossa l’uniforme.
Una Guardia di Finanza moderna non teme Finanzieri consapevoli dei propri diritti.
Li considera una risorsa.











