CARO CARBURANTI, USIF: AIUTI NON SIANO SOLO IN BASE AL REDDITO. CONSIDERARE ANCHE LA MOBILITA' DEI FINANZIERI
28 Aug 2026
«Per molti colleghi l’auto privata non è una scelta, ma una necessità per raggiungere la sede e garantire il servizio. Il Governo fa bene a intervenire per contenere l’impatto del caro carburanti sulle famiglie. Ma se, come annunciato, si procederà verso misure di sostegno maggiormente selettive e concentrate sulle fasce di reddito più bisognose, chiediamo che nella definizione dei criteri venga considerata anche la particolare condizione dei lavoratori del comparto sicurezza e difesa e, in particolare, dei finanzieri».
Lo afferma Vincenzo Piscozzo, segretario generale dell’Unione Sindacale Italiana Finanzieri (USIF), intervenendo sulle misure adottate dal Governo e sulle prospettive di un intervento più strutturale contro il caro carburanti. Il Governo ha prorogato la riduzione dell’accisa sul gasolio e ha indicato l’intenzione di lavorare a misure più mirate e selettive.
«Siamo favorevoli – sottolinea Piscozzo – a ogni misura che possa aiutare le famiglie maggiormente colpite dall’aumento dei costi. Non intendiamo certamente contestare la necessità di sostenere chi si trova in maggiore difficoltà. Chiediamo però che il reddito non sia l’unico parametro utilizzato per fotografare il reale peso economico della mobilità».
«Per un finanziere il costo del carburante può assumere una dimensione diversa rispetto a quella di un normale lavoratore pendolare. Ci sono colleghi che devono raggiungere quotidianamente sedi di servizio anche molto distanti dal luogo di residenza, spesso in comuni diversi e, soprattutto, con turnazioni che possono iniziare o terminare in orari nei quali il trasporto pubblico semplicemente non è disponibile. In questi casi utilizzare l’auto propria non è una scelta di comodità: è una necessità determinata dall’organizzazione del servizio», evidenzia il segretario generale USIF.
«Il problema – aggiunge – è particolarmente evidente nelle grandi aree metropolitane, dove il costo della vita e delle abitazioni porta molti lavoratori a risiedere lontano dalla sede di servizio. Il pendolarismo può diventare quindi quotidiano e particolarmente oneroso. A questo si sommano i turni notturni, festivi e le articolazioni dell’orario di servizio che rendono spesso impraticabile il ricorso ai mezzi pubblici».
Secondo USIF, dunque, «non sarebbe sufficiente una misura costruita esclusivamente sulla base dell’ISEE o del reddito familiare. Occorre valutare anche la distanza tra residenza e sede di servizio, l’effettiva disponibilità del trasporto pubblico e l’articolazione dei turni, così da intercettare quelle situazioni nelle quali il costo della mobilità incide in maniera significativa sul reddito disponibile della famiglia».
«Non chiediamo privilegi – precisa Piscozzo – e non chiediamo che i finanzieri vengano messi davanti alle altre categorie di lavoratori. Chiediamo semplicemente che venga riconosciuta una specificità oggettiva: chi lavora nella sicurezza deve spesso essere presente sul posto di lavoro quando gli altri mezzi di trasporto non ci sono».
«Un conto è poter scegliere tra automobile, treno e autobus – osserva – un altro è dover prendere la propria automobile perché il turno comincia alle cinque del mattino, termina a tarda sera o si svolge durante la notte. In quel caso il costo del carburante diventa, di fatto, un costo necessario per poter svolgere il proprio lavoro».
USIF chiede pertanto al Governo di «aprire un confronto con le rappresentanze sindacali del comparto sicurezza e difesa prima di definire i criteri delle eventuali nuove misure di sostegno».
«Gli aiuti devono essere selettivi, ma non ciechi – conclude Piscozzo –. Se l’obiettivo è sostenere concretamente chi sopporta i maggiori costi, bisogna guardare non soltanto a quanto una persona guadagna, ma anche a quanto è costretta a spendere per poter lavorare. E nel caso dei finanzieri, il costo della mobilità è spesso direttamente collegato alla necessità di garantire il servizio e la sicurezza dei cittadini».












