Violenza premeditata contro lo Stato: ora misure eccezionali

05 Feb 2026

Violenza premeditata contro lo Stato: ora misure eccezionali

Editoriale di Vincenzo Piscozzo - Segretario generale Unione Sindacale Italiana Finanzieri

Ancora agenti feriti.
Ancora divise trasformate in bersagli.
Ancora uomini e donne dello Stato lasciati soli mentre la violenza avanza.

I fatti di Torino, con oltre cento operatori feriti, non sono un incidente né una degenerazione improvvisa. Sono l’esito di azioni premeditate, annunciate e organizzate. Una violenza costruita nel tempo che ha assunto i contorni di un attacco sistematico alle istituzioni, non riconducibile a una semplice protesta di piazza.

E mentre non si è fatto in tempo nemmeno a commentare Torino, ecco Milano: una guardia giurata brutalmente aggredita, un’arma sottratta, colpi di fuoco esplosi contro una pattuglia della Polizia. Solo i mezzi blindati e l’elevata professionalità degli operatori hanno evitato conseguenze irreparabili.

Pochi giorni prima, un altro scenario ancora: un poliziotto impegnato in un’operazione di contrasto allo spaccio, costretto a usare l’arma per difendere la propria vita, immediatamente travolto da un’azione giudiziaria, prima ancora che fosse possibile ricostruire con serenità il contesto operativo, il pericolo concreto e le condizioni in cui si è trovato ad agire.

E l’elenco potrebbe continuare.
Ramy.
Crotone.
Cutro.
Carlo Legrottaglie, assassinato l’ultimo giorno di servizio.
Colleghi assolti dopo anni, quando la condanna mediatica e il logoramento personale avevano già prodotto danni irreversibili.

Questa è la verità che va detta senza ipocrisie: lo Stato, negli anni, ha arretrato.
Ha arretrato sotto il peso di un iper-garantismo distorto, che ha generato un paradosso sempre più evidente: rigore verso gli uomini onesti, indulgenza verso chi aggredisce, incendia e devasta.
Forte con chi rispetta le regole, debole con chi le calpesta.

Colpire un agente non è dissenso.
Non è protesta.
È un attacco diretto allo Stato.

Le norme esistono e devono essere applicate fino in fondo, senza ambiguità e senza letture ideologiche. Ma va detto con altrettanta chiarezza: quando le norme non sono più adeguate, vanno riscritte, perché non si possono affrontare fenomeni eccezionali con strumenti ordinari.

Quella che stiamo vivendo è ormai una situazione eccezionale.
Torino lo dimostra chiaramente: attacchi coordinati, uso del fuoco, obiettivi simbolici, volontà dichiarata di colpire le istituzioni. Questi sono atti premeditati, che richiedono una lettura e una risposta all’altezza della gravità della minaccia.

Alla violenza eccezionale si risponde con misure eccezionali.
Con prevenzione vera, strumenti adeguati e tutela piena di chi, ogni giorno, è chiamato a decidere in pochi secondi per proteggere la vita dei cittadini.

La misura è colma.
Il punto di non ritorno è stato superato.

Ora, non domani, lo Stato deve tornare a fare lo Stato.