LEGALITÀ SENZA IPOCRISIA: LO STATO NON PUÒ ABBANDONARE CHI LO DIFENDE

30 Jan 2026

COMUNICATO DEL SEGRETARIO GENERALE

Le indagini sulla morte di Abdherraim Mansouri stanno procedendo, ed è doveroso che la magistratura accerti ogni elemento con rigore e senza scorciatoie. Questo è il fondamento dello Stato di diritto e nessuno lo mette in discussione.

Ma c’è un punto che il dibattito pubblico rischia di eludere: la realtà operativa in cui agiscono quotidianamente le Forze di Polizia.

Un servizio antidroga in un’area ad altissima criticità, un inseguimento, una fuga, un’arma puntata contro un operatore. In quei secondi non esistono categorie astratte, non esistono valutazioni retrospettive, non esiste il “senno di poi”.

Esiste solo la percezione immediata di un pericolo grave e concreto.

La domanda allora non è se la giustizia debba fare il suo corso - lo deve fare sempre - ma che tipo di messaggio lo Stato decide di trasmettere a chi è chiamato a difenderlo sul campo.

Chiediamo alle donne e agli uomini in divisa di essere il presidio ultimo contro il degrado, l’illegalità, la violenza diffusa. Chiediamo loro di operare nei luoghi dove lo Stato rischia di arretrare.

Eppure, troppo spesso, nel momento più delicato, li lasciamo soli, esposti non solo al rischio fisico ma anche a una delegittimazione preventiva.

È una contraddizione che, dal punto di vista sociologico e psicologico, produce effetti profondi: indebolisce l’efficacia dell’azione di contrasto, alimenta la paura di agire, erode la fiducia tra istituzioni e operatori.

Molti rappresentanti delle istituzioni, della politica e della magistratura vivono legittimamente sotto tutela, protetti da sistemi di sicurezza proprio perché il rischio esiste ed è riconosciuto come reale.

Negare quella stessa consapevolezza a chi opera in strada, spesso da solo e in contesti estremi, significa separare la teoria dalla realtà.

Non si invoca impunità.Non si chiede una zona franca. Si chiede equilibrio, proporzionalità, responsabilità istituzionale.

Uno Stato maturo non mette in discussione se stesso ogni volta che chi lo rappresenta è costretto a scegliere tra l’inerzia e la sopravvivenza.

Perché quando chi garantisce l’ordine percepisce di essere sacrificabile, il prezzo finale lo paga l’intera collettività.

La legalità non si difende creando paura in chi la applica. Si difende sostenendo chi, ogni giorno, la rende possibile.

Roma, 29 gennaio 2026