NAUFRAGIO DI CUTRO: VERITÀ, RISPETTO E GARANZIE PER I “MORTI VIVENTI” DELLO STATO

12 Jan 2026

Nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 2023, a Steccato di Cutro, un’imbarcazione carica di migranti è affondata causando la morte di almeno 94 persone e un numero imprecisato di dispersi. Solo 80 persone sono sopravvissute. Una tragedia immane, che ha segnato profondamente il Paese e che merita verità, giustizia e rispetto per tutte le vittime e i loro familiari.

Il prossimo 14 gennaio, a Crotone, avrà inizio il processo penale che vede imputati sei uomini dello Stato tra Guardia Costiera e Guardia di Finanza, accusati di naufragio colposo e omicidio colposo plurimo.

In relazione a questo procedimento, l’Unione Sindacale Italiana Finanzieri, nel pieno e convinto rispetto dell’autonomia e del ruolo della magistratura, auspica che il processo consenta di fare piena e definitiva chiarezza sull’operato dei quattro colleghi coinvolti, i quali hanno agito nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali.

È doveroso ribadire un principio che dovrebbe essere ovvio ma che troppo spesso viene dimenticato: chi indossa una divisa dello Stato non si alza al mattino con l’intento di arrecare un danno deliberato. Uomini e donne delle Forze di polizia operano quotidianamente in contesti complessi, emergenziali e spesso drammatici, assumendo decisioni difficili in tempi ristretti e con risorse limitate.

Prendiamo atto della presenza annunciata, all’udienza, di numerose ONG e di Amnesty International Italia in qualità di osservatore. Senza entrare nel merito del processo né delle legittime prerogative di ciascuno, non possiamo non evidenziare come, nel corso degli anni, tali organizzazioni raramente, se non mai, si siano costituite parte civile nei confronti delle associazioni criminali che gestiscono il traffico di esseri umani, vere responsabili di tragedie come quella di Cutro.

Quella di Cutro è una tragedia che colpisce tutti: le vittime e i loro familiari, la coscienza collettiva del Paese, i servitori dello Stato coinvolti, travolti da una gogna mediatica anticipata, da un procedimento penale lungo e doloroso e da una pressione psicologica che li ha trasformati, di fatto, in “morti viventi.  Colleghi la cui vita professionale, familiare e sociale è stata profondamente segnata prima ancora di qualsiasi accertamento definitivo di responsabilità.

Chiediamo, con fermezza e senso di responsabilità, massima imparzialità, equilibrio e rispetto delle garanzie. Il processo deve essere il luogo della verità, non il teatro di giudizi sommari né lo strumento per colmare, sui singoli operatori, le carenze strutturali di un sistema complesso.

Difendere lo Stato di diritto significa difendere le vittime, ma anche tutelare chi lo Stato lo rappresenta ogni giorno sul campo, spesso in solitudine, spesso senza tutele adeguate.

L’Unione Sindacale Italiana Finanzieri continuerà a seguire con attenzione il procedimento, ribadendo la propria vicinanza umana e sindacale ai colleghi coinvolti e la propria fiducia in una giustizia che sappia essere davvero tale: giusta, equilibrata e fondata sui fatti, non sulle emozioni.