CONCORSI IN GUARDIA DI FINANZA: LE REGOLE SONO SACROSANTE. MA NON POSSONO DIVENTARE UNA PROVA DI RESISTENZA.
07 Oct 2026
Una candidata al concorso per 983 allievi marescialli della Guardia di finanza è stata esclusa perché, durante le procedure preliminari, ha avuto necessità di andare in bagno.
La regola era chiara: nelle prime due ore non era consentito uscire dall’aula.
Ma quelle due ore, secondo quanto accertato dal TAR del Lazio, erano diventate quasi quattro a causa dei tempi necessari per le operazioni preliminari alla prova.
Il risultato? La candidata, non riuscendo più a trattenere un’esigenza fisiologica, ha dovuto scegliere tra la propria necessità e la possibilità di proseguire il concorso.
Il TAR ha annullato l’esclusione e disposto la ripetizione della prova davanti a una nuova commissione.
E lo ha fatto affermando un principio che va oltre questo singolo caso:
un concorso non può trasformarsi, neppure indirettamente, in una prova di resistenza al disagio fisico.
Questo non significa mettere in discussione la disciplina, né trasformare i concorsi in occasioni per “fare eccezioni”.
Significa una cosa molto più semplice: le regole devono essere rispettate, ma anche applicate con equilibrio.
Perché la serietà di un’istituzione non si misura soltanto dalla rigidità delle sue regole.
Si misura anche dalla capacità di garantire che quelle regole siano ragionevoli, proporzionate e rispettose della persona.
È una distinzione importante, soprattutto per chi indossa o aspira a indossare una divisa.
Disciplina e rigore non sono in contrasto con diritti, dignità e buon senso.
Anzi, è proprio nell’equilibrio tra questi valori che si riconosce un’istituzione forte.
USIF crede in una Guardia di finanza rigorosa, autorevole e rispettosa delle regole.
Ma crede altrettanto fermamente che il rigore non debba mai diventare irragionevolezza.
Perché tutelare una collega o un collega non significa chiedere privilegi.
Significa chiedere che le regole vengano applicate bene.











