BUROCRAZIA: QUANDO IL SISTEMA DIVENTA UN OSTACOLO

08 May 2026

Editoriale a firma di Vincenzo Piscozzo – Segretario Generale USIF

C’è una verità che non possiamo più aggirare con formule di circostanza: oggi la burocrazia, così come è strutturata, non supporta il lavoro dei colleghi, lo ostacola. E quando l’ostacolo si somma a carenze croniche di organico, il risultato non è solo inefficienza: è logoramento umano.

Le segnalazioni che riceviamo ogni giorno raccontano tutte la stessa storia. Non è il servizio operativo a piegare i colleghi, ma ciò che viene dopo. Ore sottratte alla vita personale per completare comunicazioni, trasmissioni, inserimenti ripetitivi. Un paradosso: si esce dalla strada, ma non si esce mai davvero dal lavoro.

Siamo davanti a un fenomeno preciso: la “iper-burocratizzazione difensiva”. Sistemi costruiti per garantire controllo e tracciabilità finiscono per generare sfiducia implicita verso l’operatore, moltiplicando passaggi, verifiche e duplicazioni. Il risultato? Un’organizzazione che consuma energie invece di liberarle.

L’informatica, che dovrebbe essere la soluzione, troppo spesso diventa parte del problema. Non perché sia sbagliata in sé, ma perché implementata senza una reale visione sistemica. Applicativi che non dialogano tra loro, dati inseriti più volte, procedure digitali che non sostituiscono il cartaceo ma si aggiungono ad esso. È così che nasce la duplicazione, talvolta la triplicazione, del lavoro.

Prendiamo l’applicativo “Pigreco”: doveva superare la segnalazione di risultato di servizio. E invece? In molti casi si allega comunque la SRS. Tradotto: lo stesso lavoro, su più livelli. E quando si arriva agli aspetti amministrativi, il quadro si complica ulteriormente: oggi Integra Web non dialoga con IP1 Web, costringendo gli operatori a reinserire dati già comunicati altrove. Non è digitalizzazione: è stratificazione.

Pensiamo alle carte periodiche, spesso fuori tempo rispetto alle esigenze operative. Pensiamo alle infinite piattaforme che richiedono sempre gli stessi dati. Il risultato è un sistema che chiede sempre di più, restituendo sempre meno in termini di efficienza reale.

Eclatante è il caso del comparto aeronavale, dove la duplicazione rasenta l’incredibile. I comandanti di unità navale sono costretti a compilare il Giornale o il Quaderno di Chiesuola, in base alle unità utilizzate; i direttori e i motoristi devono fare lo stesso con il Giornale o il Quaderno di Macchine. Gli stessi dati vengono poi ripetuti a C4i per la parte della coperta e a SINAV per la parte di macchina; si conclude con la ripetizione sul RANAV e l’immancabile mattinale per la rendicontazione. Un carico amministrativo che appare del tutto sproporzionato rispetto alle esigenze operative.

Sul piano psicologico, l’impatto è evidente e preoccupante. La burocrazia è oggi una delle principali fonti di stress lavoro-correlato. Non è solo una questione di tempo perso, ma di senso del lavoro che si svuota. Quando un collega percepisce che l’energia spesa non produce valore reale, si innescano frustrazione, disaffezione e stanchezza cronica.

E c’è un dato che dovrebbe far riflettere più di ogni altro: sempre più spesso i problemi delle pattuglie non nascono durante il servizio, ma alla fine. Nel momento delle comunicazioni. Nel momento in cui il lavoro dovrebbe chiudersi, si riapre. Questo non è sostenibile.

Migliaia di ore bruciate ogni anno. Serenità personale erosa. Motivazione che si assottiglia. Possiamo davvero considerarlo un costo inevitabile? Secondo noi, no.

Serve un cambio di paradigma. Non un aggiustamento, ma una revisione profonda:

• unificazione reale degli applicativi

• eliminazione definitiva delle duplicazioni

• digitalizzazione vera, che sostituisce e non affianca il cartaceo

• progettazione dei sistemi a partire da chi li usa, non da chi li osserva dall’esterno

La tecnologia deve essere invisibile e funzionale, non invasiva e ridondante.

Ma soprattutto serve una scelta culturale: rimettere al centro il benessere del personale. Perché un’organizzazione efficiente non è quella che produce più documenti e rendicontazioni, ma quella che libera tempo, energie e lucidità per svolgere al meglio il proprio compito.

Non possiamo più accettare che la burocrazia diventi un moltiplicatore di fatica.

Non possiamo più chiedere ai colleghi di compensare, con sacrifici personali, le inefficienze del sistema.

È il momento di semplificare davvero.

È il momento di restituire dignità al lavoro.

E questa, oggi, è la vera sfida.