Con la sentenza n. 22807/2020 della Sezione Unite della Corte di Cassazione è stato risolto il conflitto negativo di giurisdizione tra la sentenza n. 5814/2015 del T.A.R. Lazio e la sentenza n.433/2018 della Corte dei Conti - Sezione Prima Giurisdizionale Centrale di Appello di Roma.

Con la pronuncia sopra richiamata è stato enucleato il principio di diritto per cui il risarcimento del danno da mancata attivazione della previdenza complementare per il Comparto sicurezza, difesa e soccorso pubblico è devoluto alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo.

Ad oggi quindi, fatta salva la sentenza 40/2017 della Corte di Conti dell’Abruzzo, che seppur respingendo le doglianze dei ricorrenti e dichiarando il proprio difetto di giurisdizione, ha riconosciuto un teorico diritto risarcitorio a seguito dell’inerzia delle parti in causa, l’unica sentenza che apparentemente vede vincitore il personale militare è la n. 207/2020 della C.d.C. Puglia che si auspica sia condivisa anche dal futuro organo giudicante amministrativo.

A tal proposito questa Organizzazione sindacale sta presentando un ricorso collettivo solo ai fini del risarcimento del danno per la mancata attuazione dei fondi complementari previsti dalla L. 335/95 (Riforma Dini), lasciando autonomia ai ricorrenti di aderire o meno ad un sistema totalmente contributivo (puro) con l’istituzione dei fondi destinati alla previdenza complementare (quando saranno attivati) o rimanere nel sistema contributivo/misto beneficiando anche del calcolo più favorevole della contribuzione pregressa al 01/01/1996 e del trattamento di Fine Servizio in luogo del T.F.R. (scelta puramente soggettiva in quanto da operare in base agli anni di contribuzione di ciascun militare).

Possono aderire al ricorso coloro che al 31.12.95 non avevano 18 anni di contributi, compresi quelli figurativi derivanti da riscatto e/o ricongiunzione, e coloro che sono collocati in quello contributivo puro (dal 01/01/1996).

A tal fine occorre procedere mediante un atto di diffida con il quale si ingiunga alla P.A. l’attuazione della previdenza complementare per poi proporre ricorso al T.A.R. avverso il silenzio rifiuto/inadempimento, o avverso il provvedimento espresso di diniego adottato dall’ Amministrazione, previa verifica della sussistenza di vizi nell’operato della P.A..

Il ricorso dovrà essere supportato da una perizia di parte che dimostri il reale danno patito a causa del mancato avvio della previdenza complementare e della perdita di chance che avrebbe consentito di poter rivalutare la propria posizione contributiva versando quote volontarie deducibili dal reddito annuo complessivo nei limiti massimi consentiti dalla legge (attualmente euro 5.164,57).

Attualmente il costo del ricorso compreso l’atto di diffida, la perizia di parte e l’iscrizione della causa presso l’organo giudicante competente è pari ad euro 90,00 comprensive di spese, diritti, onorari, iva ed accessori di legge, qualora si raggiunga un minimo di 250 ricorrenti.

Coloro interessati possono inviare la manifestazione di interesse, di seguito allegata, all’ indirizzo e-mail: ricorsoprevidenzacomplementare@usif.it entro il 31.01.2021.

 

 

 Manifestazione di interesse al ricorso

 

 

 

 

 Ricorso previdenza complementare

 

 

 

 

 Ricorso previdenza complementare - Nota integrativa